S. Giuseppe

Parrocchia San Giuseppe al Lagaccio

Una parrocchia impegnata nell'evangelizzazione

Chiesa

Contributi di Gabriele Monte

Serata dei giovani al Congresso Eucaristico!

Share/Save/Bookmark

Serata giovani 1Questa sera, nell’ambito del Congresso Eucaristico Nazionale, in piazza Matteotti è stata offerta ai giovani una serata a cura dei centri di pastorale giovanile delle diocesi liguri.

Anche noi del Gruppo Giovani parrocchiale abbiamo partecipato all’evento: è stata una vera e propria festa nel segno della gioia in Cristo!

serata giovani 2Nel corso della manifestazione si sono alternati sul palco giovani cantautori, band multietniche e testimoni della fede, sia religiosi che laici: tutti hanno messo in evidenza che ciascuno è amato e chiamato da Dio in modo diverso, che ogni persona è unica e ha un suo dono, la sua strada da trovare e percorrere con gioia in comunione con Dio e con gli altri.

serata giovani 3Poco prima della conclusione “esplosiva”, animata da don Roberto Fiscer e due noti deejay con la musica di Radio Fra le Note, il card. Angelo Bagnasco ha lanciato un messaggio a tutti i giovani presenti: ci ha invitato a cercare la verità, che è Gesù, perché ci rende liberi e ci permette di andare controcorrente; ci ha esortato a pensare con la nostra testa, a usare l’intelligenza per orientarci nel  mare della menzogna che oggi ci circonda e ci rende difficile distinguere il vero dal falso, il bene dal male; ci ha spronato a essere una presenza gioiosa nei nostri ambienti di vita quotidiana, portando la fede con semplicità e con un cuore attento ad aprirsi a chi è vicino a noi.

serata giovani 4Noi che abbiamo partecipato accogliamo questo invito e lo estendiamo a tutti i giovani che incontriamo. Che lo Spirito Santo, con i suoi doni, ci aiuti a mantenere quest’intenzione e a viverla.

Il prossimo appuntamento per tutti gli adolescenti e i giovani sarà l’incontro Gioia Piena di sabato 1 ottobre, alle 19.30, presso l’Istituto Don Bosco a Sampierdarena.

Share/Save/Bookmark

giovani-2016-06-26-19-47-09Oggi pomeriggio noi giovani ci siamo ritrovati con il parroco per vivere insieme un’altra tappa del nostro cammino alla luce di Gesù Cristo.

Questa volta abbiamo affrontato il tema della conversione e della misericordia, facendoci aiutare da un brano del Vangelo di san Luca (24, 36-49) e dalla catechesi offerta da papa Francesco in occasione dell’udienza giubilare dello scorso 18 giugno.

Ci siamo confrontati, ognuno rapportando alla propria esperienza di vita ciò che aveva letto e ascoltato, e la condivisione ci ha fatto aprire gli uni agli altri in un’atmosfera di comunione e unità. Ci siamo soffermati, in particolare, sull’importanza di imparare a riconoscere se percorriamo una strada sbagliata, così da essere capaci di chiedere perdono, ritornare sui nostri passi e riprendere la via che porta al Signore. Abbiamo riconosciuto che a nulla servono i nostri sforzi per qualcosa, se questi non sono secondo il piano di Dio. Abbiamo guardato indietro per scorgere qualche segno forte del progetto di Dio nella nostra vita; ci siamo posti molte domande, e ci siamo chiesti se qualche volta, avendo fatto un passo indietro in seguito a un nostro errore nella relazione con il Signore, con il nostro prossimo o con noi stessi, ci siamo sentiti più “leggeri” e abbiamo ritrovato la pace.

È bello riunirsi nel nome di Gesù per pregare, ascoltare e ascoltarsi, interrogarsi e mettersi in discussione, crescere insieme. Speriamo di poter proseguire in questo cammino, secondo la volontà del Padre che ha fatto incrociare le nostre diverse strade e ne ha fatto un percorso comune.

Vedi le foto della serata.

Festa d’Avvento con i giovani in Cattedrale!

Share/Save/Bookmark

Festa Avvento giovani cattedrale 2015-11-28--21.08.16Questa sera noi giovani abbiamo partecipato alla Festa d'Avvento in Cattedrale. Come ogni anno, la Diocesi ha invitato tutti i giovani presenti a Genova e dintorni a pregare insieme, incontrare l'Arcivescovo e celebrare il sacramento della Riconciliazione per iniziare il cammino verso il Natale.

La festa ha avuto inizio con la recita dei Vespri, presieduti dal vescovo ausiliare mons. Nicolò Anselmi. A seguire abbiamo ascoltato la catechesi del card. Angelo Bagnasco, che ha trattato tre punti principali e ci ha rivolto alcune domande:

  1. Che tipo di cammino ho fatto dall’anno scorso a oggi? Che cosa è cambiato in me nell’arco di quest’anno? Sono cambiato in meglio o in peggio? E in che cosa? Il bilancio è positivo o negativo?
  2. Chi o che cosa è il centro della mia vita? Mi lascio dominare dalle emozioni, dalle pulsioni, dalle sirene del mondo? Scelgo di vivere, e non solo di vivacchiare, mettendo Gesù al centro?
  3. Prima di decidere e di agire, mi chiedo che cosa farebbe Gesù in quella situazione? Mi impegno a fare discernimento, a far luce su ciò che è bene e su ciò che è male guardando all’esempio di Gesù?

Festa Avvento giovani cattedrale 2015-11-28--22.53.23Sottomettendo la nostra vita quotidiana al giudizio di Gesù e affidandoGli tutto ciò che siamo – ha concluso il nostro Arcivescovo – troveremo le risposte e scopriremo di essere cresciuti.

Dopo la catechesi si è svolta l'adorazione eucaristica, arricchita da canti e musica che favorivano il raccoglimento. Nel frattempo, alcuni sacerdoti erano disponibili per chiunque volesse accostarsi alla Confessione.

La festa si è conclusa con la benedizione eucaristica e la presentazione delle attività organizzate dal Centro San Matteo di Pastorale Giovanile in vista della prossima GMG, che avrà luogo a Cracovia nel mese di luglio del 2016.

Nel Chiostro dei Canonici, infine, si è dato spazio a un momento di fraternità e condivisione con musica e cioccolata calda per tutti.

Grazie, Signore, per averci chiamato a pregarti e ad affidarci a te per riprendere il cammino. Ci prepariamo ad accoglierTi ancora una volta. Ti aspettiamo!

Share/Save/Bookmark

pellegrinaggio-sindone-2015-06-11-10-50-52Oggi la nostra comunità parrocchiale ha trascorso una giornata in cammino: siamo stati, infatti, in pellegrinaggio all’ostensione della sacra Sindone e ai luoghi di san Giovanni Bosco.

pellegrinaggio-sindone-2015-06-11-11-18-37Abbiamo raggiunto Torino in pullman e, prima di recarci al Duomo, siamo passati da Valdocco per visitare la basilica di Santa Maria Ausiliatrice, nel luogo in cui don Bosco ha iniziato la sua opera e dal quale si è diffusa nel mondo l’opera missionaria dei salesiani. Abbiamo potuto visitare anche la cripta della basilica, nella quale sono custodite due preziose reliquie: una piccola croce di legno, inserita dentro una croce più grande, che sarebbe un pezzo della Croce di Gesù; e un’ampolla, posta alla sua base, che conterrebbe alcune gocce del Sangue di Gesù.

pellegrinaggio-sindone-2015-06-11-16-03-10Dopo il pranzo al self-service abbiamo camminato lungo il percorso sindonico che porta al luogo dell’ostensione, all’interno del Duomo. In silenzio, per alcuni minuti, abbiamo contemplato, pregato e meditato di fronte al mistero racchiuso e impresso nella Sindone. Ogni dettaglio – dalle ferite dovute ai colpi di flagello ai rivoli di sangue sulla fronte e sulla nuca causati dalla pressione di aculei, dai segni delle percosse alla ferita al costato e al sangue fuoriuscito dai fori dei chiodi piantati nei polsi e nei piedi – ci parla della crocifissione di Gesù e, per chi crede, della sua passione, morte e risurrezione!

Grazie, Signore Gesù, per questo momento di vita comunitaria che ci ha visto camminare insieme nel Tuo nome.

Vedi tutte le foto del pellegrinaggio!

Share/Save/Bookmark

veglia_pentecosteQuesta sera, al santuario della Madonna della Guardia, si è svolta la Veglia di Pentecoste dei giovani con l'Arcivescovo. La serata di preghiera, quest’anno dedicata ai cristiani perseguitati e ai martiri nel mondo, è stata preceduta da altri quattro momenti:

  • il pellegrinaggio a piedi da piazza De Ferrari, svolto da una quarantina di giovani con il vescovo ausiliare e responsabile della Pastorale Giovanile, mons. Nicolò Anselmi;
  • l’incontro per i fidanzati con mons. Piero Pigollo, direttore dell’Ufficio Famiglia;
  • l’incontro con il presidente di Caritas Kenya, Stephen Kituku, che ha fornito una testimonianza sulla situazione dei cristiani nel suo paese;
  • la pastasciutta nel chiostro del santuario per tutti i pellegrini e i partecipanti.

La veglia è iniziata all’interno del santuario, con i canti d’invocazione allo Spirito Santo e la lettura di trentuno intenzioni di preghiera – tante quante i giorni del mese di maggio – attraverso le quali abbiamo affidato al Signore e a Maria le famiglie, i fidanzati, i giovani, le vocazioni, i cristiani perseguitati, il mondo del lavoro, il mondo politico e la cooperazione internazionale al bene comune, il papa e la Chiesa intera.

La successiva catechesi del card. Angelo Bagnasco è stata interamente rivolta ai giovani come una vera e propria esortazione. Il nostro arcivescovo ci ha aiutato a riflettere sulla fede come unica realtà per la quale valga la pena vivere, sacrificarsi e anche morire, richiamando alla memoria di tutti la testimonianza dei cristiani egiziani sgozzati in spiaggia dai terroristi del cosiddetto stato islamico, ma capaci di dire in punto di morte: «Gesù, ti amo!». Sull’esempio del loro coraggio, e di fronte ai tempi difficili che viviamo già e che ci aspettano in quanto cristiani, ci ha incoraggiati a non essere “pecoroni”, a essere capaci di distinguere il bene e il male, con la grazia e la forza dello Spirito Santo che ci sostiene sempre.

Al termine della catechesi tutta l’assemblea si è diretta fuori della chiesa per la conclusione della veglia. Dodici giovani hanno accompagnato in processione l’arcivescovo verso il sagrato del santuario, dov’è stato acceso il fuoco. Ognuno dei giovani reggeva in mano una palma, simbolo del martirio, e una rosa, simbolo della vita offerta per Gesù Cristo, che veniva gettata nel fuoco.

Alle coppie di fidanzati che si sposeranno entro l’anno, infine, è stato donato un omaggio simpatico e simbolico: un colapasta, per lasciar fluire via tutto ciò che è superfluo e trattenere solo ciò che è veramente importante.

Vieni, Santo Spirito, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!

Grazie Signore per il dono di questo momento!

Share/Save/Bookmark

Gruppo giovani Paolo Pero 2015-05-15--22.57.41Questa sera noi giovani abbiamo ripreso a riunirci per il nostro incontro mensile, oggi preceduto dalla cena condivisa e arricchito dalla presenza di Paolo, un giovane insegnante di religione che ci ha aiutato a riflettere e a confrontarci sul tema del gender nella società contemporanea.

Abbiamo iniziato con la preghiera, affidando l’incontro a Gesù e a Maria, e insieme a Paolo abbiamo ragionato per prima cosa sulle origini del Diritto, ovvero su ciò che è alla base delle leggi che regolano la società umana. Nonostante le molte risposte possibili (il bisogno di regolare i rapporti umani o di organizzare la società, il progresso, le rivendicazioni, la volontà della maggioranza, la difesa dei deboli), abbiamo dovuto riconoscere che il fondamento del Diritto è la Natura. È nella profondità della propria natura, infatti, che sia una persona credente sia una persona non credente trovano il buon senso – o, per meglio dire, il senso comune – per affermare che uccidere un’altra persona è sbagliato, è male; è scritto nel cuore dell’uomo, è naturale. Così com’è naturale che una persona sia costituita da ragione, sentimento, volontà, spirito e corpo, e che sulla base di questa corporeità – quindi la realtà oggettiva – gli esseri umani si distinguano in maschi e femmine, in uomini e donne, e costituiscano una famiglia. Questo è quello che siamo. Oggi, però, non è più quello che siamo tutti a determinare il Diritto, ma quello che uno sente e vuole e che è reso possibile dal progresso tecnologico.

Al termine di queste considerazioni introduttive, Paolo, con l’aiuto di due power point, ci ha aiutato a ripercorrere le tappe del ribaltamento del senso comune che ha attraversato la società occidentale dalla fine degli anni ’50 a oggi. Oggi siamo prigionieri delle opinioni personali, del “secondo me”, del “sentirsi”; facciamo fatica a trovare riconoscere una Verità assoluta e condivisa che proviene dall’osservazione della realtà, così da accettare ogni opinione come verità individuale e ogni desiderio come legittimo. Da questo atteggiamento deriva, per esempio, la distinzione tra sesso e genere. Secondo i teorici del gender (“genere”, in inglese), infatti, bisogna distinguere tra identità sessuale (come uno o una è: maschio o femmina, fatto biologico) dall’identità di genere, come uno si sente: pur essendo uomo potrebbe sentirsi donna, e così via. C’è poi anche il discorso dell’orientamento sessuale (come uno si sente dentro: eterosessuale, omosessuale, transessuale, bisessuale e così via fino a oltre 50 opzioni possibili), che entra ulteriormente nella definizione dell’identità di genere.

È possibile osservare, tuttavia, che – come nel caso estremo di David Reimer – l’identità sessuale è un dato di fatto che rimane immutato nonostante eventuali modifiche chirurgiche, mentre l’identità di genere è un sentire ed è – secondo i teorici del gender – variabile nel tempo. Da questa distinzione tra sesso e genere scaturiscono la negazione della famiglia come fatto naturale secondo quanto visto sopra e la riduzione della famiglia tra uomo e donna a un fatto tradizionale e culturale, secondo la quale un uomo e una donna formerebbero una coppia e genererebbero dei figli solo perché sono stati educati a questo e sono cresciuti immersi in questo modello. Ne consegue, secondo i sostenitori della teoria del gender, che è non solo possibile, ma anche giusto, equiparare le unioni omosessuali alla famiglia naturale, eliminare ogni fattore educativo che possa “tradizionalmente” condizionare lo sviluppo dell’identità di genere verso l’eterosessualità ed educare alla libera scoperta del proprio genere fin dall’asilo.

Ciò che preoccupa noi cristiani, comunque, non è solo la teoria: le rivendicazioni di cosiddetti diritti, alimentati dal desiderio dei singoli e legittimati dalla ricerca della felicità individuale, infatti, fanno sì che ci si attivi in gruppo per creare nuove leggi estendibili alla collettività, sacrificando o eliminando il dissenso di chi non è d’accordo. I dissidenti vengono invitati a tacere, con le parole (diffamazione) o con i fatti (aggressioni fisiche e verbali, come quelle di cui sono state oggetto le Sentinelle in piedi durante le loro veglie a difesa della famiglia nelle piazze di molte città d’Italia); sono – siamo – accusati di essere omofobi, fascisti, reazionari, retrogradi, cattolici bigotti e integralisti… e se fosse approvato il disegno di legge Scalfarotto, rischieremmo da sei mesi a sei anni di carcere a causa della pubblica espressione delle nostre idee, della realtà. Qui non si vuole essere contro le persone omosessuali o individuare nemici da combattere: qui si è contro un modo di pensare che lotta per imporre se stesso e non accetta dissenso, che s’inventa una neolingua (si parla di “genitore 1” e “genitore 2” al posto di mamma e papà; di stepchild adoption piuttiosto che di utero in affitto) per influire sul pensiero di molti, che tratta l’essere umano come una merce e un diritto, che rifiuta l’ovvia realtà per piegarla al desiderio.

Dopo i power point abbiamo concluso l’incontro con un dibattito, che ha visto la partecipazione attiva di tutti, e con la preghiera condivisa.

Grazie, Signore Gesù, per averci donato la presenza di Paolo e averci fatto percorrere con lui una tappa del nostro cammino! Aiutaci a conoscere la Verità, perché – hai detto – questa ci farà liberi (Giovanni 8, 32).

Pasquagiovani 2015!

Share/Save/Bookmark

processione PasquagiovaniQuesta sera si è svolta nella nostra diocesi “Pasquagiovani”, la veglia di preghiera per i giovani che si svolge alla vigilia della Domenica delle Palme. La celebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo, card. Angelo Bagnasco, e dal vescovo ausiliare, mons. Nicolò Anselmi.

La veglia di preghiera è stata preceduta dalla processione con i rami di palma, durante la quale abbiamo pregato per i giovani e percorso il tratto di strada che va dalle chiatte galleggianti nei pressi dell’Acquario fino alla cattedrale, camminando dietro la Croce e l’immagine del Volto Santo di Gesù.

In cattedrale, nella quale erano disponibili molti sacerdoti per le confessioni, la catechesi del nostro arcivescovo è stata incentrata sul tema della purezza:

  • la purezza del corpo, ovvero la capacità di vedere il proprio corpo non come il mezzo per soddisfare il piacere personale, ma come un dono d’amore di sé stessi per l’altra persona;
  • la purezza della mente, intesa come l’avere pensieri belli, volti al bene, al bene dell’altro, al bene comune, senza lasciarsi andare al pessimismo, all’invidia, a ciò che contamina il cuore;
  • la purezza del cuore e dell’anima, che ci dà la possibilità di “vedere” Dio, di aprirci al Suo mistero e riconoscerLo nelle circostanze della vita quotidiana.

Alla catechesi è seguito un breve spazio per la condivisione in piccoli gruppi, durante il quale abbiamo potuto confrontarci su ciò che ci aveva maggiormente colpito fino a quel momento.

Dopo la condivisione ci siamo raccolti in silenzio per l’adorazione e la benedizione eucaristica che hanno concluso la veglia di preghiera.

Al termine della serata è stato consegnato ai diciottenni la maglietta di Genova 2016 e a ciascuno dei presenti un piccolo libretto, da utilizzare e tenere con sé durante la giornata, contenente i quattro Vangeli, una raccolta di Salmi, le Lodi, la Compieta, una sintesi del Catechismo della Chiesa Cattolica, alcune preghiere comuni, alcune formule di Dottrina Cattolica e una guida al sacramento della Riconciliazione (Confessione).

Grazie, Signore, per averci riunito a pregare insieme e averci fatto sentire in comunione gli uni con gli altri!

Share/Save/Bookmark

Questa sera giovani e cresimati ci siamo ritrovati nella saletta locandina film La Passione di Cristoparrocchiale per vedere insieme “La passione di Cristo” di Mel Gibson (2004).

Abbiamo visto il film senza fare alcuna pausa. Non ce la siamo sentiti di interrompere una proiezione che ci ha aiutato a riflettere sul tempo di Quaresima che stiamo vivendo, sul dono e sacrificio di Gesù per noi tutti e sulla Sua risurrezione, che è fondamento della nostra fede.

Ciascuno di noi ha potuto tanto soffermarsi sui vari momenti della Passione e sugli altri episodi della vita di Gesù che venivano mostrati (l’infanzia con Maria, il discorso della montagna, l’incontro con la donna adultera salvata dalla lapidazione, l’ingresso solenne a Gerusalemme, l’Ultima Cena preceduta dalla lavanda dei piedi), quanto identificarsi con i personaggi e con il loro comportamento nei confronti del Signore, così che nel successivo momento di condivisione sono emerse le seguenti riflessioni:

  • il suicidio di Giuda mostra la disperazione a cui porta la mancanza di fede nel perdono di Gesù;
  • il “processo farsa” a Gesù da parte dei sommi sacerdoti è un esempio dell’ingiusto giudizio umano quando condanniamo qualcuno senza prima ascoltarlo poiché la condanna è già nel nostro cuore;
  • san Pietro, con il suo rinnegamento, ci fa pensare a tutte le volte che non abbiamo il coraggio di affermare la fede in Gesù nelle varie circostanze della vita;
  • il doppio volto della folla, che grida “Crocifiggilo!” dopo aver acclamato Gesù suo re solo una settimana prima, rende l’idea della debolezza e della volubilità della folla che – sedotta dalla tentazione (rappresentata dalla presenza costante del diavolo) e manipolata dai ragionamenti dei potenti – rifiuta la Verità e segue la corrente del più forte;
  • Ponzio Pilato, quando chiede a Gesù che cos’è la verità e rinuncia a prendere posizione per timore delle ripercussioni dell’eventuale liberazione di Gesù sulla sua carriera e sulla sua vita, incarna ciascuno di noi quando si chiude in se stesso e non riconosce la Verità perché imprigionato dai propri interessi e dalle proprie paure;
  • Simone di Cirene, che prima prova a rifiutarsi di portare la croce con Gesù perché “non sono fatti suoi” e poi accetta e difende il Signore dalle offese e dalle percosse dei soldati, rappresenta ognuno di noi quando per amore a Dio riesce a fare qualcosa che inizialmente  – per paura, indifferenza o interesse – avrebbe voluto evitare;
  • la giovane Veronica, una delle poche persone che sono “prossimo” per Gesù lungo la strada che porta al Calvario, ci ricorda che in mezzo alla folla, alla violenza, all’indifferenza, Dio suscita sempre la compassione, la misericordia, la carità nelle anime semplici che si fanno Suoi strumenti;
  • Maria, che da madre corre incontro a Gesù caduto sotto il peso della croce per soccorrerlo e dargli conforto come faceva quando lui era bambino, esprime l’amore e la tenerezza della Madre di Gesù e Madre nostra;
  • il pentimento di Disma, il buon ladrone, ci insegna a non dubitare mai della misericordia di Dio;
  • Gesù, che dall’alto della croce, dona Maria a Giovanni come madre e Giovanni a Maria come figlio, consegna a noi discepoli il principio di una nuova missione nella quale non siamo soli.

Signore Gesù, grazie per averci riunito ancora nel Tuo nome e averci guidato nel metterci in discussione e nel cercare Te.

Share/Save/Bookmark

Questa sera noi giovani ci siamo ritrovaticon il parroco per il nostro incontro mensile, nel quale abbiamo rivolto l’attenzione al tempo di Quaresima che stiamo vivendo.

Prima di cominciare abbiamo intonato alcuni canti, poi abbiamo invocato lo Spirito Santo e letto il brano del Vangelo secondo Marco in cui Gesù, dopo le tentazioni a opera di satana nel deserto, realizza il primo annuncio del Vangelo e invita alla conversione (Mc 1, 12-15).

Dopo una breve condivisione sul Vangelo abbiamo visto due video pubblicati dal blog cattolico Buona Novella, dai quali abbiamo ricavato una prima impressione del messaggio di papa Francesco  per la Quaresima 2015. Subito dopo abbiamo letto insieme alcuni brani e abbiamo messo in rilievo le frasi o le riflessione che avevano maggiormente attratto la nostra attenzione, suscitato la nostra curiosità o perplessità. L’aspetto che è al centro del messaggio è l’indifferenza come tentazione e problema sociale che noi  – in quanto cristiani – siamo chiamati ad affrontare. Ma come? Il Papa invita il popolo di Dio a rinnovarsi costantemente per non chiudersi in se stesso; in particolare, sottolinea questi aspetti:

  • la carità di Dio, che ci è offerta dalla Chiesa con il suo insegnamento  e con la sua testimonianza, e che ci permette di servire il prossimo se prima noi ci siamo lasciati servire da Cristo;
  • la consapevolezza della comunione con i santi del Cielo e con tutta la Chiesa terrena, ragione per cui non dobbiamo “trascurare la forza della preghiera di tanti!”;
  • il percorso di formazione del cuore che può essere intrapreso nel tempo di Quaresima per avere un cuore misericordioso, povero, che resiste alla tentazione di credere di potersi salvare da solo, conosce le proprie povertà e si  spende per l’altro.

Al termine della condivisione delle nostre riflessioni, abbiamo visto un altro video che presenta in modo schematico l’intero contenuto del messaggio e abbiamo concluso la serata con la cena condivisa.

Grazie, Signore Gesù, per quest’altra tappa nel nostro cammino. Con le parole del Papa, ti preghiamo di rendere il nostro cuore simile al tuo, perché le nostre comunità e le nostre parrocchie diventino delle isole di misericordia in mezzo al mare dell’indifferenza!

La Giornata della Carità

Share/Save/Bookmark

centro di distribuzioneOggi nelle due Messe delle 9 e delle 11, ma anche ieri durante la messa vespertina, la nostra comunità parrocchiale ha celebrato la Giornata della Carità, che avrà un suo seguito nell’incontro di martedì sera con mons. Marino Poggi – direttore della Caritas di Genova – e nell'adorazione eucaristica di giovedì.

L’obiettivo di questa celebrazione è stato far conoscere all’assemblea le attività svolte nell’ambito caritativo in questi anni e invitare tutti a un maggior coinvolgimento in esse, nel servizio che è amore verso Dio e verso il prossimo che ci chiede aiuto.

Questo Amore, questa Carità, viene innanzitutto da Dio, è Dio stesso che si dona a noi e che noi, dopo averlo accolto, possiamo donare al prossimo. È per questo che, all’inizio di ogni Messa, abbiamo accolto ogni persona che entrava consegnandole un cuoricino con la scritta “Dio è Amore” da indossare come una collana: il cuore rappresenta il cuore di Dio, ma anche il nostro. È il cuore di Dio, perché è Lui che ci ha amati per primo; è il nostro cuore, il cuore della parrocchia e delle persone che hanno sostenuto le attività caritative in questi anni, perché da Dio riceviamo l’amore da donare agli altri.

Vicino all’ingresso sono stati collocati anche due cartelloni:

  • uno mostra l’immagine del volto di Gesù misericordioso all’interno di un grande cuore sostenuto da molte mani, sovrastata da due frasi che ci invitano ad essere grati al Signore e a riconoscere che, senza di Lui che si è preso cura di noi per primo, noi non avremmo fatto nulla;
  • l’altro mostra, in sintesi, i modi e le attività attraverso cui la nostra parrocchia vive la carità, a cui si aggiungono la raccolta dei viveri nel cesto in fondo alla chiesa una volta al mese e le offerte raccolte durante le messe feriali e destinate totalmente al centro di distribuzione.

Centro d'Ascolto 2015-01-17--10.31.03In concreto il cartellone presentava:

  • il centro d’ascolto;
  • il centro di distribuzione viveri e indumenti;
  • le raccolte d'Avvento e Quaresima;
  • l’appartamento per i bisognosi;
  • le raccolte straordinarie per calamità;
  • le collette alimentari;
  • la polentata di solidarietà.

Prima della liturgia della Parola e durante l'omelia, mediante l’utilizzo di alcune diapositive, è stato dedicato uno spazio a questi contenuti per spiegare ai fedeli il significato della celebrazione.

Dopo la Comunione e prima di impartire la benedizione conclusiva, il parroco ci ha riuniti in una preghiera di ringraziamento al Signore per il dono del Suo immenso amore e di offerta di noi stessi perché rispondiamo alla Sua chiamata a essere strumenti e testimoni di carità nelle Sue mani.

Share/Save/Bookmark

bianca-come-il-latte-rossa-come-il-sangue_coverGiovani e cresimati continuiamo a incontrarci per condividere la visione di un film e parlarne insieme. Questa sera si sono uniti a noi anche gli ultimi cresimati di novembre 2014, e abbiamo visto Bianca come il latte, rossa come il sangue, realizzato dal regista Giacomo Campiotti nel 2013 e ispirato al romanzo omonimo di Alessandro D’Avenia.

Il film racconta la storia di Leo, studente al terzo anno delle superiori, che cresce e scopre la bellezza di donare se stesso grazie alle relazioni affettive e ai suoi confronti con Beatrice (la ragazza della quale è innamorato e che si ammala gravemente), Silvia (la ragazza dalla quale è amato e che poi, grazie a Beatrice, comprende di amare a sua volta) e il professore (un supplente che ama il proprio lavoro e diventa il suo punto di riferimento).

Al termine del film ci siamo resi conto che gli spunti di riflessione offerti erano stati molti:

  • l’invito a valorizzare le persone che ci vivono accanto ogni giorno e quelle che incontriamo, imparando a fermarci e prenderci il tempo per apprezzare la bellezza che è in ciascuna di esse – la stessa bellezza che, alla fine, è la traccia di Dio in ciascuno di noi;
  • la possibilità di scegliere di sacrificare i propri interessi per la felicità della persona che si ama;
  • la possibilità di scegliere di donare se stessi per il bene del prossimo;
  • l’incoraggiamento a non essere superficiali nelle nostre relazioni con il prossimo, cercando di sviluppare una sensibilità che ci aiuti ad ascoltare, a fare attenzione e comprendere i sentimenti degli uni verso gli altri.

Signore Gesù, grazie per averci donato ancora una volta la possibilità di stare insieme divertendoci, ma anche pensando e confrontandoci. Ti chiediamo di aiutarci a riconoscere la bellezza del dono della vita e a scegliere di essere dono noi stessi!

I giovani e san Giuseppe Moscati

Share/Save/Bookmark

Questa sera noi giovani ci siamo riuniti per svolgere il nostro incontro mensile e continuare il percorso alla scoperta delle figure di giovani santi. Questa volta abbiamo approfondito insieme la testimonianza offerta dalla vita di san Giuseppe Moscati.

Dopo un canto e l’invocazione iniziale allo Spirito Santo abbiamo letto insieme il brano del Vangelo in cui Gesù spiega che nell'amare e servire il prossimo – “i piccoli” –  amiamo e serviamo Lui stesso, e che su questo saremo giudicati quando verrà nella gloria (Matteo 25, 31-46).

Dopo la condivisione sul brano del Vangelo, abbiamo visto un video che riassume la vita del santo, medico e professore universitario, che amò e visse in profondità il Vangelo nella Napoli di fine Ottocento e inizio Novecento. Egli fece del proprio mestiere non la via per la ricchezza o per il prestigio sociale, ma lo strumento per il servizio al prossimo, senza trascurare la vita spirituale: s’impegnava, infatti, a non rinunciare mai alla santa Messa quotidiana nonostante tutti i suoi impegni con gli ammalati, i poveri e gli studenti. Della sua vita ci hanno colpito molto l'umiltà e lo stile di vita da “povero per i poveri”, la discrezione, la perseveranza nella fede e nella fiducia nella Provvidenza che non gli avrebbe fatto mai mancare le forze, l’amore per la Verità.

Grazie, Gesù, per averci donato anche san Giuseppe Moscati. Aiutaci a vivere, sul suo esempio, l’amore a Te e al prossimo!

La Veglia Missionaria!

Share/Save/Bookmark

veglia-missionaria-2014-11-07-21-59-23Questa sera si è svolta in cattedrale l’annuale Veglia Missionaria diocesana, alla quale ha partecipato anche un buon numero di fedeli provenienti dalla nostra parrocchia.

Presieduta dal card. Angelo Bagnasco, la veglia è stata articolata in vari momenti di proclamazione della Parola di Dio, testimonianza, catechesi, preghiera e canti offerti dal coro Musica del Mondo.

Aveglia-missionaria-2014-11-07-21-51-13bbiamo avuto modo di riflettere sulla realtà delle missioni, inizialmente attraverso un video che ha mostrato l’esperienza di don Roberto Chiera, sacerdote missionario della Diocesi di Cuneo: inviato nelle periferie estreme del Brasile, egli si ritrova ad annunciare il Vangelo in un luogo in cui il livello del degrado è sì molto elevato, ma non lo è più del grido che giunge dai suoi abitanti e che non aveva mai sentito nelle nostre terre dell’Occidente sviluppato: “Portaci Cristo!”.

veglia-missionaria-2014-11-07-22-30-20Successivamente sono stati deposti  alcuni vangeli ai piedi di una Croce, collegata attraverso cinque nastri di cinque colori differenti a cinque cartelloni, ognuno recante un’immagine delle periferie di uno dei cinque continenti.

veglia-missionaria-2014-11-07-21-33-07Una delle testimonianze che abbiamo ascoltato è stata condivisa da un sacerdote della Compagnia di Gesù che a Malta ha lavorato con i rifugiati. Ha spiegato fin dall’inizio che la Chiesa definisce rifugiato chiunque si ritrovi costretto a fuggire dal proprio Paese in un altro per poter sopravvivere, a differenza del diritto internazionale che fa distinzione tra rifugiati, profughi, richiedenti asilo, apolidi, ecc. secondo la situazione specifica di ciascuno. In seguito, la testimonianza di una suora africana che nel suo paese ha lavorato con i più poveri.

La catechesi dell’Arcivescovo, infine, ci ha portato geograficamente in un altro teatro di guerra, Gaza, ma il filo conduttore del suo messaggio è stato lo stesso: Gesù è la nostra gioia di vivere e fa sì che noi cristiani siamo gioia e speranza per il nostro prossimo, per le nostre comunità e per il mondo intero. Il cardinale ha raccontato di come, attraversando con alcuni funzionari dell’Onu il territorio di Gaza devastato dai bombardamenti, gli sia stato detto che per ricostruire le abitazioni distrutte sarebbero serviti 8 miliardi di euro. Si è posto, quindi, e ha posto anche a noi, una domanda: “A ricostruire le case si fa, ormai, relativamente presto. Ma quanto tempo ci vorrà per ricostruire gli uomini? Quanto tempo per ricostruire le anime? Come si può far in modo che le persone non si abbandonino a una disperata rassegnazione per cui non cambierà mai nulla?”.  Una risposta, probabilmente, è arrivata dopo aver osservato con gli occhi dell’Arcivescovo la giovane comunità cristiana che abita i territori palestinesi, ovvero il 10% della popolazione, una minoranza, la cui età media non supera i 25 anni: i bambini e i ragazzi scherzavano e si rincorrevano giocando in allegria, le famiglie stavano insieme. In questa comunità, ha detto il card. Bagnasco, «ho visto ancora la speranza, la voglia di vivere, la gioia di stare insieme». Allo stesso modo, in qualunque parte del mondo si trovi, il cristiano è chiamato a questo: a portare la gioia e la speranza di Cristo nell’ambiente in cui vive.

Vedi tutte le foto della veglia.

Share/Save/Bookmark

locandina film 7 km da GerusalemmeQuesta sera giovani e cresimati ci siamo ritrovati per ricominciare a condividere periodicamente la visione di un film. Oggi abbiamo visto 7 km da Gerusalemme, realizzato dal regista Claudio Malaponti nel 2007 e tratto dall’omonimo romanzo di Pino Farinotti.

Il film narra le vicende di Alessandro, un quarantenne non credente che lascia il proprio lavoro di pubblicitario e vive una crisi familiare, ma che incontra Gesù in carne e ossa durante un pellegrinaggio in Terra Santa. L’incontro con Gesù accresce ulteriormente la sua crisi interiore: scardina le sue convinzioni, innesca il [dubbio]] e fa sì che – di volta in volta – Alessandro riconsideri gli episodi importanti della propria vita grazie al dialogo con Gesù, che l’ha voluto lì per incontrarlo. Quando torna a casa, Alessandro non ha superato del tutto i suoi dubbi, ma non è neanche più quello di prima: si riconcilia con la moglie e la figlia, racconta la propria storia e, su incarico di Gesù, consegna tre messaggi a tre persone di sua conoscenza.

Al termine del film abbiamo confrontato le nostre impressioni in un breve dibattito. Abbiamo paragonato l’esperienza di Alessandro alla nostra esperienza quotidiana, dove l’incontro con Gesù, alla base della nostra fede, è il punto di partenza per un cambiamento, per aprirsi a un modo nuovo di considerare la vita con i suoi eventi e le persone che in essa incontriamo. Abbiamo messo in evidenza che, come Alessandro, anche noi, dopo aver incontrato Gesù, diventiamo suoi “messaggeri”, ovvero suoi testimoni; anche noi siamo messaggeri di Gesù quando, per esempio, con una parola riusciamo a incoraggiare o a consolare qualcuno che ne ha bisogno, o a dare un consiglio.

Signore Gesù, ti ringraziamo per averci riuniti ancora. Fa’ che ti riconosciamo nelle circostanze della vita e che siamo tuoi testimoni!

Share/Save/Bookmark

caritas_logoOggi pomeriggio il Gruppo Caritas si è riunito con il parroco per iniziare un cammino di preparazione alla Giornata della Carità che sarà celebrata il prossimo mese di gennaio e che avrà l’obiettivo di far conoscere alla comunità ciò che si è fatto in questi anni, per sensibilizzarla e renderla più operosa nella carità.

Abbiamo iniziato mettendo in evidenza tutte le iniziative di solidarietà proposte dalla Caritas in Italia a partire dalla metà degli anni ’80:

  • le raccolte straordinarie a sostegno delle popolazioni colpite da guerre e calamità naturali (es. raccolta straordinaria in occasione dell’alluvione in Sardegna lo scorso Avvento e in aiuto dei profughi siriani la scorsa Quaresima), o in favore di persone particolarmente disagiate (es. raccolta straordinaria per le persone senza dimora assistite dalla Fondazione Auxilium);
  • l’attività continuativa del Centro d’Ascolto parrocchiale, che assiste più di sessanta famiglie fornendo loro indumenti e viveri con cadenza mensile, contribuendo al pagamento delle bollette e proponendo progetti di assistenza specifici;
  • la colletta nazionale del Banco Alimentare, il cui ricavato in termini di generi alimentari viene redistribuito in tutta Italia attraverso i centri d’ascolto ed altre associazioni ed enti benefici.

Il compito della Caritas, tuttavia, non è tanto “fare la carità“, quanto educare alla carità. È per questo che l’incontro è proseguito con la presa di coscienza che è necessario sensibilizzare, far conoscere, coinvolgere le persone nella logica del dono, del donarsi al prossimo che bussa alla nostra porta perché non sa dove andare e non ha altra scelta se non chiedere aiuto. È attraverso l’amore concreto per il prossimo che possiamo manifestare e testimoniare l'amore di Gesù per ciascuno di noi. E forse – come mi ha detto una volta un sacerdote – aiutare gli altri è l’unico modo che abbiamo per provare a ricambiare, anche se sempre in modo imperfetto, l’amore che Dio ha per noi.

Per tradurre nella pratica questo progetto abbiamo pensato di inserire fra le attività di quest’anno pastorale la suddetta Giornata della Carità, che sarà sviluppata in tre momenti successivi:

  1. la Giornata della Carità vera e propria, celebrata, se Dio vuole, domenica 18 gennaio durante la santa Messa, nella quale si pensa di sensibilizzare l’assemblea attraverso l’utilizzo di strumenti audiovisivi;
  2. una veglia di preghiera, integrata nell'adorazione eucaristica del giovedì precedente, che ci aiuti a prepararci spiritualmente alla Giornata della Carità;
  3. un incontro serale di formazione, probabilmente il martedì seguente dopo cena, con uno o più rappresentanti della Caritas diocesana.

Che Dio benedica questo cammino e ci aiuti ad essere uniti nel servizio ai fratelli.

 

Il Gruppo Giovani e Marcello Candia

Share/Save/Bookmark

Questa sera il Gruppo Giovani è tornato a incontrarsi dopo la “pausa” estiva e ha ripreso il cammino di scoperta delle figure di giovani santi, testimoni della fede in Gesù Cristo. Dopo aver conosciuto le storie e le testimonianze di Chiara “Luce” Badano e Pier Giorgio Frassati, questa sera abbiamo approfondito insieme la figura di Marcello Candia.

Dopo alcuni canti e l’invocazione iniziale allo Spirito Santo, abbiamo letto insieme il brano del Vangelo in cui Gesù incontra il giovane ricco (Marco 10, 17-31).

Al termine della condivisione sul brano del Vangelo, abbiamo letto una ricostruzione della vita di Marcello Candia, un “giovane ricco” industriale che ha dato tutto ai poveri e per il quale è in corso la causa di beatificazione. Marcello Candia non ha donato soltanto i suoi beni: ha donato soprattutto se stesso. A cinquant’anni ha lasciato l’impero industriale ereditato dal padre ed è partito per la foresta amazzonica del Brasile, lavorando senza sosta per realizzare ospedali, scuole, villaggi, lebbrosari, conventi, seminari, chiese, associazioni di volontariato, senza mai trascurare la preghiera. Della sua vita ci hanno colpito l’altruismo, la forza e il coraggio che derivano dalla fede, la perseveranza di fronte alle difficoltà e alle incomprensioni, la sua convinzione che “non si può condividere il Pane del cielo, se non si condivide il pane della terra».

Grazie, Signore Gesù, per averci donato questo testimone. Aiuta noi giovani a essere forti nella fede e nell'amore a te e al prossimo.

Share/Save/Bookmark

Vescovo-educatori 2014Oggi si è svolto l’annuale incontro diocesano degli educatori alla fede con il Cardinale Bagnasco, preceduto dai lavori dei gruppi costituiti sulla base delle fasce di età a cui ci si rivolge (bambini, adolescenti, giovani).

Il tema di quest’anno è stata proprio la figura dell’educatore. Chi è l’educatore? Come ha spiegato nella sua testimonianza agli educatori dei ragazzi delle superiori il preside del Liceo Mazzini, l’educatore è uno che comunica se stesso: con le sue parole, l’educatore trasmette inevitabilmente ciò che è, ciò che vive e che ha vissuto, e ciò in cui crede; è per questo che l’educatore educa più con l’essere che con le parole. L’educatore è, inoltre, una persona capace di guardare al positivo: l’educazione è un processo a lungo termine, i cui frutti non si vedono immediatamente; per questo, di fronte alle difficoltà non si deve scoraggiare e deve guardare alla bellezza che è in ciascuno dei ragazzi, i quali devono essere educati alla libertà. Ma quale libertà? Non la libertà di fare tutto ciò che si vuole, ma la libertà che viene dalla verità, che allontana l’essere umano dalle catene del male, del mondo, e lo conduce a scegliere il bene. L’educatore è – secondo la citazione di Hanna Arendt che è stata condivisa dal dirigente scolastico – chi si assume la responsabilità di salvare il mondo dalla sua rovina. Un’ultima esortazione agli educatori è stata quella ad esserci e ad essere coerenti e ad educare nella consapevolezza di essere continuamente educati a loro volta: il processo educativo, infatti, non si esaurisce, ma dura per tutto il corso della vita.

Dopo la cena di tutti gli educatori  presso il chiostro della basilica di Santa Maria delle Vigne, all’interno della basilica stessa ha avuto luogo l’incontro con il cardinale Angelo Bagnasco. Per prima cosa l'Arcivescovo ha espresso la propria gratitudine nei confronti degli educatori, dono prezioso per le parrocchie, per la Chiesa e per la società. Nella società in cui viviamo, infatti, l’educatore può essere la risposta alla ricerca della figura dell’adulto che i bambini, gli adolescenti e i giovani possono non trovare nei genitori: le giovani generazioni di oggi non vivono la ribellione agli adulti, ma cercano la presenza di adulti spesso assenti. L’educatore è chiamato a far sentire l'amore, a far sì che il bambino, l’adolescente, il giovane si senta a casa nel cuore di qualcuno. L’educatore è invitato, innanzi tutto, a porsi la domanda “Chi sono io?”, per interrogarsi su se stesso e sulla validità di ciò che sta trasmettendo al suo prossimo; è chiamato, inoltre, ad avere il coraggio della libertà e il coraggio di credere. L’educatore, di solito, ha raggiunto con l’età una maturazione, una saggezza – non la sapienza umana – che ha il compito di comunicare agli altri: una saggezza che, in sintesi, è Gesù stesso.

Al termine dell’incontro, don Nicolò Anselmi ha presentato un progetto che vivrà una delle sue tappe fondamentali in occasione del Congresso Eucaristico di Genova nel 2016. Si tratta della missione diocesana dei “giovani ai giovani”, la cui finalità è coinvolgere giovani missionari che – a partire da quest’anno pastorale e attraversando le tre fasi successive di sensibilizzazione, preparazione, annuncio – con l’entusiasmo della fede si impegnino a far conoscere Gesù ai propri coetanei, rispondendo al bisogno di felicità che abita il cuore di ogni ragazzo.

La gita a Montallegro con i giovani

Share/Save/Bookmark

montallegro_recco_2014-07-26-11-12-13Oggi noi giovani abbiamo vissuto un’altra bella giornata insieme. Al mattino, dopo aver recitato le Lodi in chiesa, siamo andati a visitare il santuario di Nostra Signora di Montallegro; poi, nel pomeriggio, abbiamo trascorso un’oretta in spiaggia a Recco.

montallegro_recco_2014-07-26-11-31-17La visita al santuario, iniziata con una preghiera spontanea di ringraziamento al Signore e a Maria, è stata arricchita dalla narrazione della storia del santuario e dell'icona mariana in esso custodita. Il rettore del santuario, infatti, ci ha accolto e ci ha spiegato che, alla fine del Cinquecento, epoca in cui  i paesi e i villaggi della riviera ligure erano presi d’assalto dai pirati, un contadino che tornava verso casa da Rapallo e si era fermato a riposarsi lungo un sentiero vide un quadretto su uno sperone di roccia. Appena lo prese, sentì interiormente come una voce che lo spinse a correre di nuovo giù per il sentiero fino in città e invitare gli abitanti a pregare la Madonna perché li avrebbe aiutati. Nonostante lo scetticismo iniziale di alcuni, alla sera tutta la città si riunì in preghiera intorno al quadretto. Qualche giorno dopo il curato guidò una processione di fedeli da Montallegro a Rapallo, dove l’icona rimase esposta in chiesa tutto il giorno.

montallegro_recco_2014-07-26-11-42-08Ma che cosa è raffigurato in quest’icona? Come ha detto lo stesso rettore, si tratta di una rappresentazione della dormitio Virginis, ovvero della Vergine Maria addormentata prima che fosse assunta in cielo dagli angeli secondo il racconto della tradizione religiosa bizantina. In primo piano si può vedere, appunto, la Vergine addormentata; dietro, a sinistra, uno dei padri della Chiesa; a destra, gli apostoli, ognuno con un volto diverso, ma uniti in un solo Corpo, simbolo della Chiesa di Cristo; al centro, la SS. Trinità, rappresentata con un unico corpo e tre teste mentre abbraccia una bambina avvolta in fasce che ha il viso di Maria adulta, a significare la rinascita della Vergine a vita nuova come sarà per ciascuno di noi; in alto, due angeli, ulteriore simbolo della dimensione celeste.

Dopo la visita al santuario abbiamo giocato a pallavolo, accogliendo tra noi anche altri pellegrini: una famiglia milanese, che ha condiviso con noi anche il successivo momento del pranzo al sacco, e una famiglia di turisti spagnoli.

Dopo pranzo siamo andati a Recco per stare un po’ al mare e passare ancora un po’ di tempo insieme.

Grazie, Signore, per il tempo che ci doni. Anche nel tempo dello svago, aiutaci a ricordarci sempre di Te.

Guarda tutte le foto della gita.

Il bivacco dei giovani al Monte Fasce!

Share/Save/Bookmark

bivacco_monte_fasce_2014-07-13-18-19-00Da ieri mattina a questa sera noi giovani abbiamo vissuto il nostro terzo bivacco nella Piccola Città dell’Immacolata del Monte Fasce.

Abbiamo iniziato con la celebrazione della S. Messa nella nostra parrocchia, in modo da affidare al Signore queste due giornate e i loro frutti.  Al termine della Messa siamo partiti per la nostra meta.

All’arrivo, dopo esserci sistemati nelle camere, ci siamo radunati per introdurre il tema di questo bivacco: le Beatitudini, a partire dall’analisi dei primi due punti del Messaggio di papa Francesco per la Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà in Polonia nel 2016.

bivacco_monte_fasce_2014-07-12-11-19-59Dopo la lettura collettiva del primo punto del messaggio, dal titolo “La forza rivoluzionaria delle Beatitudini”, ci siamo divisi in due gruppi per  analizzare il testo e condividere le nostre riflessioni.

Nel successivo confronto tra quanto emerso nei gruppi sono state condivise le seguenti considerazioni:

  • leggere e a meditare significa fare silenzio dentro e intorno a noi, rendendosi disponibili all'ascolto della Parola di Dio;
  • Gesù non insegna un sapere teorico, ma trasmette e comunica se stesso, la via della felicità eterna che Lui stesso incarna;
  • non è facile seguire Gesù, ma Lui non ci lascia mai soli e ci dona pace e gioia nelle prove che comporta vivere la santità;
  • Gesù rovescia la scala di valori del mondo e dà valore ai “deboli”, ai “perdenti”, ai piccoli, a chi è nella sofferenza;
  • Gesù ci lascia liberi di scegliere se seguire Lui per arrivare alla vera gioia e riempire di significato la nostra vita, o se camminare per altre vie.

bivacco_monte_fasce_2014-07-12-12-12-06Terminato il confronto, abbiamo proseguito l’attività utilizzando un cartellone contenente le otto Beatitudini. Ognuno di noi ne ha scelto una e vi ha scritto accanto una frase per esprimere come possa essere tradotta, cioè messa in pratica, nella vita di noi giovani. Questo è stato il risultato:

  1. Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno di Dio → Ricordarsi di essere piccoli davanti a Dio e agli altri; riconoscere che si è sempre in cammino verso Dio e che la nostra fede non è mai completa, ma deve sempre crescere;
  2. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati → Di fronte ai problemi della vita quotidiana, come il lavoro non pagato o la preoccupazione per la salute propria e dei familiari, coltivare la speranza del miglioramento;
  3. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra → Cercare di essere dolci e umili;
  4. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati → Desiderare di essere discepoli di Gesù;
  5. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia → Fare esperienza del perdono di Dio e sapere perdonare;
  6. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio → Impegnarsi ad amare senza limiti;
  7. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio → Donarsi senza pregiudizio e vivere con una maggiore apertura mentale e del cuore; partecipare ad attività – per esempio al volontariato internazionale – che abbiano al centro la donazione di se stessi al prossimo;
  8. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei Cieli → Ricordarsi che, quando non siamo compresi a causa del nostro impegno per il Signore, siamo vicini al regno di Dio.

Conclusa questa prima attività con una preghiera spontanea di ringraziamento, ci siamo spostati in cucina e tutti insieme abbiamo preparato il pranzo, mantenendo il clima di condivisione e unità.

bivacco_monte_fasce_2014-07-12-16-11-13Dopo pranzo abbiamo accolto Stefania e Roberto, due giovani responsabili dell'Azione Cattolica, che sono venuti a portarci la loro testimonianza di fede e a farci conoscere l'ACR e il settore Giovani dell’AC. È stato molto bello, sia per noi che per loro, sapere che esistono altri giovani che cercano di vivere la stessa fede e hanno la gioia di camminare insieme verso Gesù. Insieme a Stefania e Roberto, inoltre, abbiamo ripreso alcuni degli argomenti trattati al mattino: la libertà della fede, cioè la scelta di vivere da cristiani  e andare a Messa per una scelta consapevole che è maturata interiormente, non perché a dirlo sono i genitori, il sacerdote o l’abitudine;  la bellezza del progetto di Dio per ognuno di noi, che, come diceva la beata Teresa di Calcutta e come ci ha ricordato Stefania, è come una matita nelle mani di Dio.

A questo incontro è seguito il tempo dei giochi sul piazzale del santuario. Abbiamo fatto un’allegra e intensa partita a calcio, poi siamo passati ai giochi di gruppo. Alla fine dei giochi abbiamo recitato i Vespri in cappella, poi siamo andati in cucina a preparare la cena, facendo i turni per godere anche della bellezza del tramonto.

Consumata la cena, siamo tornati in cappella per celebrare la liturgia penitenziale e concludere la giornata, cogliendo l’occasione di una buona confessione per ricevere la misericordia e la grazia di Dio.

* * *

Oggi abbiamo dato inizio alla giornata recitando le Lodi Mattutine.

bivacco_monte_fasce_2014-07-13-11-24-55Dopo la colazione e un’oretta di tempo libero abbiamo ripreso la nostra attività sul messaggio di papa Francesco per la GMG 2016 a Cracovia. Abbiamo letto insieme il secondo punto, dal titolo “Il coraggio della felicità”, in cui il papa esorta i giovani a cercare la felicità vera, ad andare controcorrente e respingere le tante offerte “a basso prezzo” che troviamo intorno a noi e ci rendono schiavi, portandoci a desiderare sempre di più. Per approfondire questo tema ci siamo divisi in tre gruppi, ciascuno dei quali ha scelto un testo da leggere e mettere in scena in modo da trasmetterne il messaggio agli altri. I tre testi riguardavano ciascuno alcuni episodi della vita di un giovane che ha ricercato la felicità offerta da Cristo:

  1. san Francesco d’Assisi: la drammatizzazione della “perfetta letizia” ci ha trasmesso l’invito ad avere pazienza nella sofferenza e ad  accettare le incomprensioni per amore di Cristo, mantenendo la la pace nel cuore;
  2. la beata Chiara Luce Badano: la rappresentazione di alcuni episodi della vita di Chiara ci ha mostrato un grande esempio del coraggio della fede e dell'abbandono totale alla volontà di Dio nella malattia, che trova la sua sintesi nella frase: “Se lo vuoi tu, Gesù, lo voglio anch’io”;
  3. il beato Pier Giorgio Frassati:  le scene ispirate alla vita di Pier Giorgio hanno messo in evidenza il desiderio di santità di questo giovane che, pur essendo ricco, ha donato se stesso e i suoi beni ai poveri trovando la propria forza nella preghiera costante e nell'Eucaristia quotidiana.

Concluso questo momento, siamo andati chi a preparare il pranzo, chi a preparare i canti per la celebrazione della Messa del pomeriggio.

bivacco_monte_fasce_2014-07-13-16-58-29Dopo pranzo abbiamo accolto i nostri parrocchiani che sono venuti a trovarci; abbiamo fatto merenda insieme e giocato alcuni giochi sul piazzale del santuario e, poi, la santa Messa. La celebrazione dell’Eucaristia è stata, infatti, il momento culminante. Il santuario dell'Immacolata, aperto per l’occasione, ci ha permesso – per via della sua forma circolare – di radunarci tutti attorno alla mensa del Signore, come nell'Ultima Cena. E noi, giovani apprendisti chitarristi, abbiamo avuto il nostro “battesimo” nel servire Dio e la Chiesa con la musica e con il canto.

Congedati i rappresentanti della nostra famiglia parrocchiale, abbiamo dato gli ultimi due calci al pallone e siamo tornati in casa a preparare la cena, pulire e rimettere in ordine. Alla fine della cena siamo partiti per tornare al Lagaccio.

Ti ringraziamo, Signore, e ringraziamo anche Maria, Madre tua e nostra, per averci donato questo tempo e per averci aiutato a viverlo bene, secondo quanto ci hai detto: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13, 35).

Guarda tutte le foto del bivacco.

Share/Save/Bookmark

gruppo_giovani_2014-06-21-21-22-40Questa sera noi giovani ci siamo ritrovati per l’incontro mensile. Abbiamo vissuto insieme la seconda tappa di un percorso che ci sta portando a scoprire le vite di giovani santi o beati e, con esse, la testimonianza che questi ci hanno lasciato.

In questa occasione, mediante la visione di un video realizzato dall'AC di Nola e la lettura su schermo di alcune diapositive multimediali, abbiamo conosciuto la figura di Pier Giorgio Frassati (1901-1925), vissuto nella Torino di inizio Novecento e proclamato beato da papa Giovanni Paolo II nel 1990.

FrassatiFrassati, proveniente da una famiglia agiata ed educato alla fede dalla madre, fin da adolescente dedicò il suo tempo ai poveri, nei quali riconosceva e incontrava Gesù stesso. Scelse di studiare ingegneria mineraria per condividere le condizioni di lavoro dei minatori, che a quel tempo erano tra i lavoratori più sfruttati e meno pagati. Si impegnava per partecipare alla Messa tutti giorni e amava trascorrere lunghe giornate all’aria aperta insieme ai suoi amici, ai quali ricordava che il segreto della loro unione era pregare gli uni per gli altri. Morì a soli 24 anni per una poliomelite fulminante.

Terminato questo “momento multimediale”, ci siamo disposti in cerchio e abbiamo dato inizio al dibattito. A colpirci maggiormente sono state la ricchezza e l’intensità della vita di Pier Giorgio: 24 anni vissuti pienamente, senza sprecare il tempo donato da Dio, nello studio, nello sport, nel servizio agli altri, nella vita di fede. Ci siamo interrogati sulla volontà di Dio per noi e ci siamo chiesti se mai Gli abbiamo dato la nostra disponibilità per una “chiamata speciale”. In particolare abbiamo messo in evidenza alcune delle frasi che avevamo ascoltato o letto nel momento precedente:

  • «Da te non farai nulla, ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione, allora sì, arriverai fino alla fine».
  • «Vivere senza una fede, senza un patrimonio da difendere, senza sostenere in una lotta continua la Verità, non è vivere, ma vivacchiare».
  • «Nel giorno in cui il Signore vorrà, ci ritroveremo insieme nella nostra vera Patria a cantare le lodi di Dio».

Dopo il dibattito abbiamo cenato insieme, condividendo in fraternità e amicizia quanto ciascuno aveva portato: pizze, frittata, insalata, frutta, torta.

Grazie, Signore, perché il cammino continua. I giovani santi siano per noi l’esempio per una vita nuova che sia luce negli ambienti in cui viviamo!

Vedi le altre foto della serata.