S. Giuseppe

Parrocchia San Giuseppe al Lagaccio

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Chiesa

Contributi del giorno mercoledì 4 Marzo 2015

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La famiglia a Cattedrale Aperta

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Cattedrale apertaQuesta sera la comunità diocesana si è ritrovata in cattedrale convocata dal vescovo: l’incontro di Cattedrale Aperta aveva come tema quello della famiglia, e a parlarne sono stati il prof. Francesco D’Agostino e la giornalista Costanza Miriano.

La giornalista ha parlato della famiglia dal versante esperienziale, mettendosi in gioco in maniera personale e delineando i tratti delle figure dei genitori – uomo e donna – e dei figli.

D’Agostino, dal canto suo, ha proposto una riflessione più teoretica, evidenziando che la famiglia precede lo stato, e lo stato deve riconoscerla e non può modificarne i tratti.

Alcune frasi della signora Miriano:

Quando qualcosa degli altri ci da fastidio è perché entriamo in risonanza con quel male.

Uomo e donna sono diversissimi, sono immagine di Dio solo se si uniscono.

Le donne quando si lamentano non vogliono soluzioni ma complimenti.

Sindrome della maglietta bucata: fuori di casa si mostra il lato migliore di sé, e in casa ci si rilassa.

In tutte le coppie arriva il momento della disillusione, ma bisogna ritornare a ciò che ci ha fatto innamorare.

Il rischio che la coppia metta i figli al centro, smettendo di dedicarsi del tempo gli sposi.

La donna soffre della sindrome della maestrina: desiderio di educare l’uomo, che non vuol essere educato.

La donna è chiamata a far nascere nell’uomo il desiderio del meglio con la sua bellezza.

La cosa più importante in famiglia: perdonarsi.

Nessuno dei due potrà mai colmare tutti i desideri dell’altro: lo sposo definitivo è Cristo.

La cultura di oggi nega la differenza tra maschile e femminile.

Gesù non è la ciliegina sulla torta, è la torta.

L’educazione non è una tecnica: dipende dal senso che diamo alla vita. Se i figli vedono che i genitori sono impegnati a convertirsi per diventare santi, il messaggio arriva.

La donna il marito la deve far sentire bella. L’uomo la moglie lo deve far sentire bravo.

 Alcune frasi del prof. D’Agostino:

Con la morte di Dio si sostenne la morte della famiglia: i vincoli familiari si sarebbero allentati e dissolti. La teologia della morte di Dio sosteneva che di Dio non c’era più bisogno. Di fatto né Dio né la famiglia sono morti.

Papa Francesco parla di tentativo di colonizzazione della famiglia.

Oggi abbiamo paura dell’unità e passione per la molteplicità. Questo sarebbe il cuore del problema. Di fatto l’unità è il primo attributo di Dio. La verità è una, la falsità è molteplice. Il bene è unico, le forme del male sono molte.

Oggi si sostiene che non si possono obbligare gli uomini e le donne ad avere un solo amore. Da qui anche la pluralità dei modelli familiari.

Aristotele presenta l’uomo come animale politico e familiare. Solo l’uomo forma una famiglia, gli animali no.

Se nella città ci rapportiamo secondo una funzione, in famiglia è diverso, non abbiamo un ruolo funzionale, ma siamo chiamati con il nostro nome proprio.

Oggi non si parla più di morte della famiglia, ma di pluralità di modelli di famiglia. Oltre alla famiglia monogamica ci sarebbero le famiglie poligamiche di fatto e quelle arcobaleno.

In campo teologico poi non ci sarebbe più il monoteismo, ma il politeismo.

Quando uno stato riconosce il matrimonio omosessuale toglie significato al matrimonio e ridefinisce la parola in maniera arbitraria. Lo stato non è originario come la famiglia. La famiglia è una struttura antropologica fondamentale, nasce insieme all’uomo. Non è la politica ma la famiglia a darci la nostra identità.

La tragedia più grande è quella di rimanere orfani.

Per Aristotele la famiglia trasmette i valori, oggi si trasferisce questo alla scuola.

Guai se la politica vuole colonizzare la vita familiare.

Di fatto la famiglia è l’unico ambito in cui siamo conosciuti totalmente. Nella famiglia bisogna ogni giorno generare vita. Generare vita obbedendo alla realtà.

Lo stato deve riconoscere ciò che lo precede, la famiglia. Senza la famiglia non si sarebbe sopravvissuti alla crisi che dura ormai da troppo. In senso economico ma anche in termini di fiducia nella vita.