S. Giuseppe

Parrocchia San Giuseppe al Lagaccio

Una parrocchia impegnata nell'evangelizzazione

Chiesa
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In ricordo di mamma Adele

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Cara mamma,

Ti scrivo perché non voglio che vada perso alcun momento di questa nostra vita.

So che mi hai tanto desiderata e quando sono arrivata è stata una gioia immensa per te. Purtroppo però questa gioia ti ha reso vulnerabile. Hai passato anni a curarti, ma per il bene che provavi per me sei riuscita a superare questi brutti momenti.

Sei sempre stata una donna forte, coraggiosa. Anche quando si è ammalato papà, sei stata al suo fianco come un angelo, purtroppo il Signore lo ha voluto con sé. Ma tu non ti puoi rimproverare nulla perché lo hai curato amorevolmente, gli sei stata vicina, lo hai amato con tutto il tuo cuore.

Da quel momento in poi te ed io siamo stati unite come gli anelli di una catena. Io ti ho aiutato a superare quei momenti di sconforto e di solitudine e tu hai aiutato me nella crescita.

Avevo tanto bisogno di te… avevo appena nove anni e mezzo…

Voglio ricordare alcuni flash dei momenti trascorsi insieme…

Ricordo benissimo la paura che avevamo quando veniva la sera, sole in casa… quando dicevi che ti sembrava di sentire le chiavi nella porta come se rientrava papà dal lavoro.

Quando dormivamo nel lettone e per scacciare la paura cantavamo “camminerò”, “nella chiesa del Signore”, “quando busserò alla Tua porta” e così via, oppure giocavamo sempre cantando … e finalmente riuscivamo ad addormentarci.

Al mattino eri la prima ad alzarti, sentivo da letto l’odore del caffè, ma soprattutto quello delle sigarette che fumavi e ti rimproveravo perché mi dava fastidio…

Poi iniziava la giornata…

Avevi il chiodo fisso delle pulizie e dell’ordine, in effetti la casa era perfetta, prima di uscire doveva essere tutto a posto!

Hai passato dei brutti momenti quando non ti arrivava la pensione ed eri preoccupata per tirare avanti, ma non ti sei mai abbattuta e non mi hai fatto mai mancare nulla.

Un giorno Don Dino, parroco di allora, ci invitò a scendere la sera in “sezione” per festeggiare il nuovo anno, c’erano anche dei giovani della parrocchia e che saremo state così in compagnia.

Abbiamo accettato, se non sbaglio è stato l’anno in cui ti ho pettinato alla “gatta”, stavi tanto bene…

Mi hai portato dalla “Farro” per comprarmi qualcosa e ricordo quella gonna rossa tipo “Kilt”.

La sera siamo scese, era una bella festa… Non ci siamo mai dimenticate il famoso “lento” che ho fatto con Maurizio Di Martino con quella musica di cui mi ricordavo solo l’aria e che tu hai poi telefonato al figlio della Giovanna per sapere il titolo della canzone facendogli il ritornello al telefono… (Samba Pa Ti). Quanto ridere!

Abbiamo iniziato da quel momento a frequentare la comunità parrocchiale e quindi le varie gite organizzate…

Ci siamo divertite, soprattutto eravamo in compagnia.

In queste gite abbiamo conosciuto tante persone che tutt’ora sono rimaste legate a noi: Gianni Cavallaro, Luciano Bernardini, Maria Pasqualini, Giovanna Giuso…

Ti ricordi quando Vincenzo Mondino, Mario De Luca e Giorgio Ferroni ti chiamavano “nonna”? Che poi “nonna” non eri perché avevi circa 40 anni!!

Un giorno, Don Adriano, vice parroco, ti fermò per chiederti se avresti voluto fare catechismo ai bambini delle elementari e tu hai accettato credendo che fosse da rispondere a delle domande come con il vecchio metodo e invece…

Da quel momento è iniziato un cammino con il Signore ancora più stretto.

I bambini venivano a casa, a volte a me scocciava un po’ perché sarei voluta uscire con te, ma il più delle volte si fermavano a finire i cartelloni e tu eri orgogliosa di dire che li avevo aiutati io.

Il tempo passa e ricordo quando ti hanno operata al fegato, al Galliera. Sono venuta a trovarti e ti ho parlato di Massimo P., tu poverina stavi poco bene, ma mi hai ascoltato pazientemente.

In quel periodo veniva a trovarci spesso Gianni Rossi, nostro vicino di casa e cugino dell’Antonella. Per me era come un fratello, quante volte spiegavi storia a tutti e due e regolarmente lui, avendo una memoria lunga, prendeva sempre una valutazione più alta della mia. Ti ricordi quel giorno in cui (periodo di carnevale) abbiamo pensato di rompere sotto il tavolo una fialetta con un liquido che faceva bruciare gli occhi mentre tu spiegavi storia? Quanto hai predicato!!!

E le feste in casa? Per accontentarmi e non mandarmi in discoteca hai fatto di tutto…

Senza contare le tournèe per Renato Zero:

  • La prima volta eri allo Static in V. XX Settembre a farti le trazioni ed io ero in ansia perché iniziava lo spettacolo alla Foce, così hai chiamato un taxi che ci ha portate in tempo per vederlo.
  • Un’altra volta Renato era in tournèe a Savona, io volevo andarci a tutti i costi… Quel giorno non ce lo siamo mai dimenticate perché c’è stato un episodio che tra noi non era mai accaduto.

Come al mio solito ho cominciato a fare i capricci per andare allo spettacolo, ma non era a Genova, dovevamo stare fuori la notte… ora che sono adulta capisco le tue paure… ma all’epoca no! Ti ho portato al punto di darmi una sberla con la frase: “Adesso ti vesti e ci andiamo!!” È così è stato.

Un’altra volta a Viareggio con la Stefania… Avevi una colica renale, hai sempre detto che ai concerti di Renato avevi sempre qualche acciacco…

Affrontavi tutto come avessi la nostra stessa età.

E Milano? Insieme a Gianni, Luciano e Stefania? Anche lì avevi la febbre… Siamo arrivati a Milano la mattina, abbiamo preso il metrò e via nel tendone per prendere i posti più avanti.

Ti ricordi il jolly? Quel ragazzo al quale piacevano i tuoi occhiali? Quante risate! Ma il più bello è stato che avevi vicino Gianni che ti urlava nelle orecchie: “Zero!” E Tu con la febbre e il mal di testa non ce la facevi più…

Ma ti sei sempre divertita, non ti ho mai voluto lasciare sola e tu altrettanto facevi con me. Sei diventata così una zerofolle!

Senza contare le sere di Genova, andavamo al mare nel pomeriggio e poi con le mie amiche ci portavi a vedere i cantanti all’acquasola.

Poi è venuto il momento che le feste in casa non mi piacevano più volevo andare a ballare, ma in discoteca. Hai cercato in mille modi per convincermi a rinunciare, ma alla fine hai ceduto, dovevo andarci però in compagnia di Gianni o con le mie amiche…

Dal momento in cui sono andata a ballare, arrivavo a casa e ti raccontavo ciò che era accaduto, chi avevo visto…

E a te piaceva, intanto mi controllavi e mi davi consigli.

Hai avuto una grande delusione quando un giorno ti ho detto che non avrei più avuto intenzione di continuare gli studi. Tu eri ricoverata ed io ti ho ripagato così, ma nonostante tutto mi hai sempre capita e aiutata.

Tra noi c’era un legame forte non solo di mamma e figlia, ma anche di amiche. Sei sempre stata una donna che stava bene con i giovani, davi consigli a chi veniva a chiederteli. Ti piaceva giocare alle carte (ramino per l’esattezza), ma hai giocato anche ai giochi di società come Risiko (fino alle 3 di notte) o a Scarabeo la tua passione..

Quando ho trovato lavoro, per te e stata più dura perché eri contenta, ma allo stesso tempo stavo fuori tutto il giorno e te da sola non ci sei mai stata volentieri.

Certo guadagnavo qualcosa che unito alla tua pensione ci permetteva di vivere meglio. Ti ricordi il mio primo stipendio?

Siamo andate in Via XX a spendere e spandere!

Sono passati un po’ di anni, quando tramite il mio avvocato hai trovato lavoro anche tu. Dall’avv. Mazzucco hai aggiunto l’avv. Colella, facevi le ore da loro e lavoravi in casa. Anche lì, non mi rendevo conto di quanto faticavi!

In questi anni mi sono sposata e insieme a Marco abbiamo deciso di venire ad abitare con te. Come eri felice quando ti ho detto che aspettavo un bambino!
Non vedevi l’ora di vederlo, gli hai comperato tante cose, eri felice di diventare nonna!!

Purtroppo anche la felicità e il troppo stress danno dei dolori, così quando ero incinta di tre mesi hai avuto un attacco di angina pectoris che ti ha portato a fermarti dal lavoro. Diciamo che da lì è iniziato il tuo calvario…

A novembre è nato Maurizio, il tuo nipotino, eri talmente felice che , in ospedale , la tua gioia l’hai trasmessa anche alle persone che erano lì e quella mattina hai fatto commuovere tutti…

Da quel momento hai instaurato un rapporto meraviglioso con questo primo nipote che è durato fino ad oggi e che penso non finirà mai.

Lo hai “ninnato” per farlo dormire, gli cantavi tutti i tuoi repertori, tanto che ti sentivano anche i vicini di casa.

Hai sempre detto che i figli dei figli sono doppi figli!

Da quel momento lo hai tenuto nel lettone con te e lì è rimasto fino ad oggi!!

A maggio un’altra gioia: aspetto un altro nipotino, anzi una bimba! Una sorpresa per tutti noi, e una felicità immensa!! È nata Arianna!

Che gioia hai provato quando siamo arrivate a casa!! La chiamavi la tua “principessa”.

Questi due bimbi sono stati per te linfa vitale e hai instaurato un rapporto come hai sempre fatto con me di amicizia e di confidenza.

Li hai cresciuti insieme a me e a Marco, e loro ti hanno sempre ascoltata.

Nonostante i tuoi acciacchi abbiamo fatto tante belle gite prima che nascessero i bimbi e un po’ meno dopo:

Siamo stati a Possagno, a Venezia, a Bonassola, a Crebini e per circa due anni a Monterotondo, la nostra passione.

Monterotondo… dove sei stata da bambina in tempo di guerra… l’hai sempre avuto nel cuore, ci hai vissuto insieme alla Nonna Maria, la tua balia che ti ha fatto da mamma. Le hai voluto tanto bene.

Purtroppo però da Monterotondo siamo dovuti andarcene…

Guardando sul giornale abbiamo trovato una casa a Vara Sup. e ci siamo trasferiti lì per passare le estati, per i bambini soprattutto.

Vara non era la tua passione, ma ci venivi volentieri per la libertà, per il verde che a te è sempre piaciuto. Dicevi che quando pregavi e vedevi quei paesaggi ti sentivi più vicina a Dio.

Da Vara abbiamo fatto parecchie gite con Marco e i bambini e l’immancabile Laika, la nostra cagnolina.

Non ricordo in quale gita accadde un episodio divertente: siamo entrati tutti in macchina, tu eri sempre un po’ lenta e ti aiutavi per entrare attaccandoti un po’ al tetto della macchina quando con la mia finezza ho chiuso la portiera che fortunatamente non ti ha tranciato le dita, ma ricordo che mi hai chiamato per vedere cosa avevo combinato: che spavento! Meno male tutto bene avevi solo le dita un po’ indolenzite.

In tutti questi anni hai vissuto per noi, in modo particolare per i tuoi nipoti che vedevi crescere.

Quante volte li hai aiutati nei compiti di storia, di italiano, nei riassunti, nei temi e così via.

Per qualche anno abbiamo fatto catechismo insieme, anzi per meglio dire all’inizio eri ritornata tu nel gruppo poi un giorno Don Claudio ti aveva chiesto se sarei stata disposta a dare una mano anch’io e ho accettato.

Qualche tempo dopo ci è stata affidata una classe da portare avanti insieme, è stato bellissimo, una con l’altra ci compensavamo e questo gruppetto l’abbiamo portato sino alla Comunione!

Un giorno però ci siamo accorti che c’era qualcosa che in te non andava… Ti veniva sonno e dicevi cose nel tuo dormi-veglia che non erano normali (vedi Marcia su Roma).

Hai fatto la visita dal pneumologo consigliato dalla Paola (lo chiamavamo Hitler per la sua freddezza) che ti ha fatto fare un day-hospital dal quale sei uscita dopo 15 gg.

Lì ti hanno detto che avevi bisogno di 18 ore di ossigeno al giorno e che avresti dovuto dimagrire un po’.

Eri spaventata… Gli ospedali non ti sono mai piaciuti.

La tua vita da quel momento è cambiata, hai dovuto abituarti a quel tubicino che ti aiutava a respirare meglio…

Nonostante tutto hai sempre avuto alti e bassi, ma non ti sei arresa al primo ostacolo: c’eravamo noi! Noi ti riempivamo la vita!!!

Anche con l’ossigeno abbiamo fatto una gita a Roma, di notte con i ragazzi e i due cagnolini: Ambra e Pinky… è stata una pazzia per me che guidavo e per te che rischiavi di non avere ossigeno abbastanza per il viaggio di ritorno… Ma ce l’abbiamo fatta, a noi ci sono sempre piaciute le avventure! (Incoscienti).

Non contente, mesi dopo abbiamo ripetuto il viaggio con Marco che doveva presentarsi per un lavoro alla Peroni.

Ti è sempre piaciuto viaggiare!!

Purtroppo però, nel 2006 un altro ricovero… cadevi sempre, non riuscivi a tenere le cose in mano…, così sei finita nuovamente all’ Ospedale, ti hanno aumentato i diuretici, ma ti hanno rimesso a posto “acqua e olio”, aumentandoti però anche le ore di ossigeno da 18 a 24.

Eri giù di morale per quello, anche perché la notte dovevi mettere una “maschera” (ventilatore polmonare) che ti aiutava nelle tue apnee notturne.

Di giorno ossigeno a go-go con il tubicino, di notte maschera nasale…

La tua vita è cambiata, non avevi più la possibilità di uscire, ti era rimasta la paura di cadere, avevi più affanno, eri sfinita dai diuretici. Tutto ciò faceva sì che non avevi più la tua indipendenza. Ma hai affrontato tutto con una certa serenità (“se da Dio accettiamo il bene, perché non dovremo accettare anche il male? S. Paolo), bastava essere con noi… insieme… sempre!

Questi anni, devo dire che a parte Vara in estate, abbiamo fatto ben poco. Tu con noi non potevi più uscire e molto spesso, te ne stavi a letto oppure sulla sdraio in cucina ad aspettarci insieme ai cagnolini tuoi fedeli amici e guardavi la TV.

Noi cercavamo di limitare le uscite per non lasciarti sola oppure ci si dava un po’ il cambio.

Alcune domeniche veniva Maria, la tua amica, che ti teneva compagnia, anche con lei quanti ricordi belli, quante gite! Le hai sempre confidato tutto come ad una sorella.

Ogni tanto veniva anche Giovanna, nonostante avesse un carattere diverso, non ti ha mai dimenticata.

Un momento bello è stato quando è venuto a trovarti il Vescovo Angelo Bagnasco, sì proprio lui in persona. Veniva per la visita Pastorale al Lagaccio e voleva visitare degli ammalati e tramite Giovanna e Don Gianni è venuto da te.

Che momenti di tensione… poi invece si è rivelato una persona semplice; ha parlato con te, anche perché ha lo stesso cognome di tua mamma… Ricordo che gli hai detto che pregavi per la sua persona in quanto l’avevano minacciato di morte.

Le tue giornate erano lunghe… La mattina mi aspettavi perché ti aiutassi a lavare, a sistemare la camera, poi quando tornavo da comperare arrivavi in cucina appoggiata al “carrellino” che ti eri comperata per paura di cadere. A volte ti “mugugnavo” perché avevi troppe cose da portare in cucina e non si riusciva a passare…

Nel giugno 2009 hai fatto un controllo e il Dott. Razzetti (il tuo simpatico) ha ritenuto di fermarti nuovamente all’ospedale. Oramai ti eri quasi rassegnata a questi ricoveri perché vedevi tu stessa che quando uscivi stavi meglio…

Anche questa volta ti hanno aggiunto un diuretico, eri a quota 4 al giorno. Questo ricovero è durato una settimana in quanto dicevi ai dottori che volevi andartene a casa e andare in campagna.

Così è stato, uscita dall’ospedale e finito l’esame di maturità di Mauri, siamo andati a Vara.

Quest’anno ti sei affittata una sedia a rotelle con la quale hai potuto tornare a girare un po’ con noi.

I ragazzi ed io avevamo un po’ di difficoltà a spingerti per le salite, ma quando c’era Marco ti portva ovunque e tu eri contenta.

Vedevi gente… addirittura ti sei comperata dei vestiti da un banco al mercato!

Due pomeriggi siamo andati sino a Ovada dalla parrucchiera e poi abbiamo girato per il centro commerciale.

Diciamo che sei tornata un po’ a rivivere, perché ci hai sempre tenuto ad essere in ordine dalla testa ai piedi.

L’estate però come al solito è breve.. Arianna iniziava la scuola i primi di settembre, quindi siamo tornati a Genova, nella “prigione”, come la chiamavi tu.

Qui hai ricominciato con la solita vita camera-cucina.

Ogni lunedì (quando poteva) veniva la Enza, la parrucchiera.

La testa a posto è sempre stata una delle cose a cui tenevi particolarmente insieme agli “ori”.

Senza orecchini e collane ti sentivi “nuda”.

Anche quest’anno a Natale e ultimo dell’anno è passato tranquillo tutti insieme.

Mauri ha iniziato l’Università, ha dato qualche esame e tu avevi la sua stessa tensione, la sua preoccupazione.. E poi il Doria la sua stessa passione. Per Natale gli hai regalato una maglia nera della Samp che voleva da tempo.

Quante volte gli chiedevi dei piaceri e lui dopo un po’ di tempo arrivava e “predicavi”, ma quando lo vedevi ti si illuminava subito il viso.

Con Arianna c’era un rapporto di “punzecchiamento”, nel senso che a lei piaceva farti arrabbiare e se non lo facevi tu lo faceva lei, ma quando ti chiamava “Adelaide!” eri contenta (anche perché solo lei poteva) perché aveva da raccontarti qualche episodio amoroso.

La sera, quando Mauri ed io portavamo fuori i cani, ti aiutava a spogliarti, a mettere il cerotto e poi si fermava a raccontarti tutto ciò che aveva nel cuore.

Tu rivivevi la tua giovinezza, le davi consigli e lei ti ascoltava perché aveva una gran fiducia in te.

In questi anni di malattia ti sei ancora più avvicinata al Signore. Pregavi appena sveglia, durante il pomeriggio con Radio Maria dicevi il rosario, alla sera dicevi le tue preghiere.

Pregavi il Signore e in modo particolare perché intercedessero per te S. Gaspare e Padre Pio.

Don Paolo, nuovo parroco dal 2008, veniva regolarmente a confessarti. Mi ricordo che gli dicevi che avevi fede nel Signore, ma anche una grande paura di morire. La paura di lasciarci soli, del distacco…

In questi ultimi anni avevi sempre meno autonomia. Ti aiutavo a lavarti come fossi stata una bambina. Nonostante avessi tutti in giro, con me avevi un rapporto particolare, di confidenza, di complicità, un rapporto unico. Se stavo un po’ più fuori mi facevi i “musi”, ma ti passava poco dopo.

La frase che mi ripetevi sempre era “mi manchi! Lo sai no?”

Eccome se lo so! Adesso più che mai!

L’inverno con i tuoi alti e bassi è quasi andato, ma hai sempre un forte male al braccio che non ti fa quietare.

Decidiamo di ridire al dott. Rapallo cosa puoi prendere di un po’ più efficace della Tachipirina e dell’Oki che hai sempre preso con scarsi risultati.

Il dottore come sempre, decide di venire a vederti. In complesso ti trova bene e per il braccio, nell’ attesa di trovare un ortopedico per farti delle infiltrazioni, ti dà da fare una cura nuova.

Vogliamo subito iniziare questa cura: al mattino una puntura, la sera una pastiglia.

Il giorno dopo hai cominciato ad accusare tosse matura e a sentire davanti il catarro. Era sabato, ho chiamato il dottore il quale dice di sospendere la pastiglia, ma che senz’altro l’avevi in corso. Tra la sera del sabato e la domenica, non eri più tu: dormivi, straparlavi a momenti, così decidiamo di richiamare il dottore che dice di prendere l’antibiotico perché sicuramente è una forma di bronchite.

Così abbiamo fatto, ma lui il lunedì è tornato a vederti un po’ preoccupato.Nel frattempo ho chiamato il dottor Razzetti, tuo pneumologo, dicendogli tutti i sintomi. Il dottore ha detto di tenere d’occhio l’ossigeno ed eventualmente di richiamarlo. È passato martedì, ma il mercoledì mattina abbiamo notato questo sfinimento dovuto al catarro, ma anche che avevi visioni così come d’accordo con il dottore ho preso la decisione di chiamare nuovamente il dott. Razzetti. Ci ha detto che devi ricoverarti, ma si deve passare dal Pronto Soccorso perchè posti in pneumologia non ce ne sono.

Ormai era quasi una prassi, ti ricoveravi per rimetterti a posto, quindi sia io che i ragazzi che Marco eravamo d’accordo a questi ricoveri.

Questa volta anche… ignari di quello che sarebbe accaduto…

Prima di andare con i medici del 118, mi ha detto Mauri che pregavi Padre Pio che ti aiutasse…

Poi ti hanno portata via ed io con te.

Dopo un’attesa lunga dalle 11.30 alle 16.40, si è liberato un posto in Post-rianimazione, nessuno mi diceva nulla di come stavi, sembra come sempre tanti controlli da un reparto all’altro.

Ti abbiamo accompagnato in questo nuovo reparto (nel frattempo sono arrivati Marco e i ragazzi), ci hanno subito dato delle regole: solo in due si può entrare e si può stare solo mezz’ora (12-12.30; 19.19,30).

Mi hanno fatto uscire per dare loro il modo di prepararti.

Abbiamo atteso nella saletta fino alle 19 quando ci hanno fatto entrare, solo Arianna ed io, quando ti abbiamo visto in quel letto grande piena di fili, con la tua maschera che avevamo portato, eri agitata parlavi a scatti. Lì per lì mi hai chiesto se ti avevamo portato in un ricovero, se stavi male per un tumore… Noi ti abbiamo detto la verità, ma non ci credevi pienamente, ti ho detto se credevi ad Arianna e mi hai risposto di sì. Come quando ti ho sussurrato all’orecchio: “Mi vuoi bene?” e tu mi hai fatto segno di sì con la testa.

La mia bambina…

Ti ha tremendamente colpito il fatto che ti hanno spogliato di tutto non solo delle vesti, ma anche dei tuoi averi a cui hai sempre tenuto, in ultimo una coroncina piccola del rosario che stringevi nelle mani.

Puntuali alle 19.30 ci hanno mandato a casa, ma credevo fosse tutto provvisorio finchè non si liberava il tuo posto in pneumologia…

Il giovedì mattina decidiamo di venire Mauri ed io alle 12.

Come arriviamo, ci dicono che hai passato una notte agitata, che hai strappato la maschera e ti hanno dovuto legare le mani.

Che colpo abbiamo preso con Mauri! Vederti indifesa, legata e con una nuova maschera, stavolta completa naso-bocca con un rumore che non riuscivamo a capire cosa dicevi.

È stato scioccante il dialogo con la dottoressa quando ci ha detto: “È gravissima! Non credevamo a quelle parole o non volevamo credere, ma ci siamo messi una maschera anche noi per tornare da te, per starti vicino, per stringerti la mano uno da una parte e l’altro dall’altra.

È stato bello il momento in cui ce le siamo strette uno sull’altra.

Come siamo usciti di lì Mauri e scoppiato in un pianto di sfogo, la sua nonna… non poteva fare niente! Ci siamo abbracciati e siamo tornati a casa.

La sera ha voluto venire Marco perché non era ancora potuto entrare e perché tu avevi chiesto di lui. Volevi che ti portasse via da quel posto!

Quando siamo entrati, non eri più legata, sembravi leggermente migliorata. Il dottore dice che ti hanno preso per i capelli, sei entrata con 100 di anidride e ora sei a 70.
Con le sue parole ci aveva voluto tranquillizzare, ma qualcosa non mi convinceva… Quella sera avevi tanta sete e probabilmente ti mancava l’aria. Marco ed io siamo riusciti col permesso dell’infermiera, a darti un po’ d’acqua, ti sei attaccata al tuo bicchierino che sembravi nel deserto, ti ho asciugato le labbra asciutte… Avresti voluto che Marco aprisse la finestra, ma non poteva farlo, io ti massaggiavo la schiena e le gambe…

La sera ha chiamato anche lo zio Ivo dicendo le stesse cose che avevamo sentito in ospedale. Sembrava che tutto si stesse normalizzando.

Quella notte verso le 4 mi sono svegliata (ero in camera con i ragazzi) perché ho sentito Ambra scrollarsi e andare in cameretta poi venire da me.

Ho allungato la mano e lei mi ha colpito col muso. Mi è sembrato strano, non l’aveva mai fatto, da quel momento non sono più riuscita a chiudere occhio, pensavo a te, a quello che avevano detto i dottori, si prospettava la tracheotomia…

Finalmente mattina! Mi sono alzata con il nodo in gola, non ero convinta di quello che aveva detto il dottore la sera precedente… sono scoppiata a piangere con Marco…

Arianna voleva venire da te a tutti i costi…, Mauri è rimasto a casa anche perché non se la sentiva di ritornare…

Così noi ci incamminiamo per venire da te.

Sono decisa a portarti il ventaglio, i tuoi giornali e gli occhiali…

Quando abbiamo posteggiato vibra il cellulare: è Mauri che dice: “andate dalla nonna che si è aggravata!” Siamo corse subito da te, non ci aprivano… siamo entrate ugualmente… ci è venuta incontro la dottoressa per dirci quello che MAI avremmo voluto sentire: che avevi passato una brutta notte e che il tuo cuore non ce l’aveva fatta a superare la crisi … che ci avevi lasciato..

C’è cascato il mondo addosso… mamma dove sei? Non sento più la tua voce… ho bisogno di te… delle tue parole…
Arianna non è entrata, l’ho lasciata in corridoio in preda a un pianto interminabile, voleva vederti per l’ultima volta, ma non ce l’ha fatta… la sua Adelaide non c’era più…!

Ho chiamato Marco, non sapevo cosa fare. Mauri è stato fino al pomeriggio dalla Gina che l’ha consolato, ha cercato di farlo distrarre…

Io sono entrata da te… ti ho vista.. Eri serena, come se stessi dormendo… finalmente senza tubi, senza fili, ma anche senza di noi che ti abbiamo sempre curato, amato e non ti abbiamo mai lasciata sola! Sappiamo che non sei sola.. Sei sicuramente insieme a Gesù e Maria sua mamma, ma anche insieme a papà…

Marco come ha potuto è arrivato all’ospedale e si è interessato di tutto, anche dell’accordo che avevate …

Arianna ed io siamo rientrate a casa per andare da Mauri e per prendere i tuoi vestiti. La Gina ci è stata di grande aiuto.

Il nostro “trio” è rientrato a casa… sembrava vuota, sembravamo cani bastonati, ora siamo noi che diciamo “ci manchi..”

Mauri ha ancora in mente gli orari in cui lo chiamavi per un dolcetto o per qualche favore…

Arianna ha bisogno dei tuoi consigli, del calore della tua panciona alla quale si stringeva per scaldarsi…

Marco si siede sulla “tua” sedia e a suo modo vorrebbe imitarti in quanto ricorda benissimo quello che mi dicevi per il mangiare, per il mettere in ordine e così via…

Io, mamma, ho scandito bene nella mia mente attimo per attimo, ogni nostro momento. Sì è vero, qualche volta mi pesava, ma l’ho sempre fatto con amore perché ti voglio bene!

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